
Caterina Cornaro
Regina di Cipro, oltre che di Gerusalemme e d'Armenia, fu costretta ad abdicare dopo quindici anni. In seguito divenne "domina" delle terre e del castello di Asolo.
Castello della regina Cornaro
Museo Civico di Asolo
Duomo di Santa Maria Assunta
Rocca di Asolo

Molti secoli prima della costruzione della Rocca Medievale, il Monte Ricco era sede di una sacello altomedievale, databile tra il VI e il IX secolo dopo Cristo, probabilmente dedicato al Salvatore. Gli scavi del 1988 hanno permesso di identificare l'abside di questa piccola aula di culto di pianta rettangolare (4.5 m x 9/10 m). L'edificio presenta tracce a livello decorativo sia dalle pareti dell'abside che dalla pavimentazione.
Il pavimento a mosaico superstite, databile alla seconda metà del VII secolo, presenta una decorazione con elementi vegetali stilizzati, due riquadri raffiguranti un pesce e un motivo crociato tra fiori di giglio.
Il monte Ricco era occupato in epoca altomedievale da una vasta area cimiteriale di cui sono state riconosciute 31 tombe per un totale di 61 individui sia maschili che femminili, adulti e bambini. All'interno dello spazio della Rocca ci sono 8 delle 31 tombe ritrovate.
Nell'area meridionale e orientale del monte Ricco sono state rinvenute delle strutture murarie relative a un insediamento abitativo e produttivo. All'interno del sistema sono stati riconosciuti dei semplici focolari di uso domestico e i resti di due crogioli per la fusione dei metalli. Il nucleo insediativo è databile con buona approssimazione tra X e XII secolo dopo Cristo.
Nel 1223 la Rocca passò al controllo del Vescovo di Treviso, che la ricevette dal Comune di Treviso anche se nel 1320 la città d'Asolo si consegnò a Venezia. Iniziò così ad invertirsi il rapporto egemonico che la Rocca aveva avuto sulla sottostante Asolo. La Rocca passò quindi ai Da Romano, al comune di Treviso e alla Serenissima che nel 1339 costruì ad Asolo una podesteria ed infine divenne definitivamente parte della Repubblica Veneziana nel 1388.
Dopo la sconfitta dei Da Carrara, la Serenissima si rese conto dell' importanza strategica di Asolo per il controllo della terra ferma, e completarono la cerchia muraria che rese la Rocca Braida ed Asolo unite.
La Rocca venne coinvolta nel suo ultimo episodio bellico nel 1510 e nel secolo successivo, con l'arrivo della peste nera, la Rocca divenne un lazzaretto. Nel 1650 la fortificazione venne messa in disarmo e Venezia tentò persino di venderla a privati.
La poderosa struttura a ennagono irregolare della rocca vanta un altezza media di 15 metri, una larghezza di 2.5 metri per i lati nord e ovest e di 3.5 metri per gli altri lati. La Rocca non presenta feritoie o finestre ma solo un portone di ingresso, collegato al castello inferiore, dando così l'accesso al caposaldo superiore del sistema difensivo della città. Al suo interno presenta una vera da pozzo con sottostante cisterna di foggia veneziana. L'ultimo restauro risale al 1994.

Il castello, così come il borgo di origine medievale, si trova in cima a una collina che presenta una particolare forma allungata su cui domina il Monte Ricco: questa forma inconsueta ha probabilmente dato il nome al borgo, che deriva dal latino Acelum, ovvero “luogo aguzzo” Questa zona, grazie alla vista che domina tutta l'area sottostante, offre ai visitatori una vista spettacolare.
Del castello restano la Torre dell'Orologio dalla quale è possibile godersi una vista panoramica che va dalla Pianura trevigiana all’Arco alpino, la sala delle udienze oggi sede del Museo Duse, il giardino, alcuni resti della cinta muraria che collegava il Castello alla Rocca e la Torre Mozza anche detta Reata.
Non ci sono dati certi sulla sua costruzione o che facciano luce sui primi episodi insediativi nell’area ma la denominazione stessa del fortilizio indica che probabilmente esso risale all'epoca romana.
I documenti nel corso del ‘200 e del ‘300 consentono di ripercorrere le vicende della storia di Asolo. Prima di proprietà del vescovo di Treviso, nel Xlll secolo fu dimora di Ezzelino lll da Romano; passò poi ai Carraresi, signori di Padova, e infine alla città Comunale di Treviso. La dominazione veneziana, durata poco più di quattro secoli, fu il periodo di massimo splendore del castello e del borgo stesso: i veneziani fecero infatti importanti migliorie, perfezionando la struttura difensiva della rocca, potenziando le mura di cinta dell'intero complesso e ristrutturando il castello. All'interno di questo intervento, la parte centrale del castello venne inglobata nel circuito delle mura cittadine che lo fusera con la Rocca.
Dal 1489, il fortilizio fu affidato a Caterina Cornaro, regina di Cipro e Gerusalemme e Armenia e Signora di Asolo, che rimasta vedova, aveva ereditato tutti i beni del marito. Il castello divenne sede della corte di Caterina e accolse importanti intellettuali e artisti, tra cui Pietro Bembo, famoso scrittore e poeta oltre che cugino di Caterina, che proprio in questa corte ambientò la sua opera di maggior successo, Gli Asolani:
Asolo adunque vago e piacevole castello posto negli stremi gioghi delle nostre alpi sopra il Trivigiano, è di madonna la Reina di Cipri … e riferendosi al giardino era questo giardino vago molto e di maravigliosa bellezza…
Alla morte della Cornaro (1510) l'edificio visse un periodo di declino sia esteticamente sia nelle sue nuove funzioni. IL castello subì diverse modifiche e interventi di restauro (sono noti quelli del 1695,1796,1820,1830), con l'obiettivo di renderlo utilizzabile per scopi minori e soprattutto funzionali.
Tra gli interventi di maggiore importanza troviamo quello del 1830 che consisteva nella rimozione della merlatura e di molteplici arcate dei muraglioni di cinta, la demolizione della chiesetta di San Biagio, la cui esistenza è testimoniata dall’affresco strappato Madonna con Bambino di Dario da Treviso del 1459, e la riduzione dell'altezza di due delle quattro torri del castello.
Con il passare degli anni la maestosa torre campanaria o civica assunse scopi diversi, venendo addirittura utilizzata come mulino a vento. Con l'arrivo di Napoleone il castello diventò ostello per i soldati, mentre il piano terra della torre civica venne trasformata in prigione militare durante la Prima Guerra Mondiale.
Lo spazioso salone interno fu trasformato in teatro stabile nel 1798, ma diventò teatro cittadino solo nel 1932 dopo che fu smontato e collocato altrove per costruire al suo posto una sala cinematografica. Al giorno d'oggi è possibile ritrovare il teatro a Sarasota, Florida, aperto al pubblico e di proprietà del collezionista veneziano Adolph Loewi.

Il Duomo di Asolo, dedicato a Santa Maria Assunta, fu costruito tra il XIV e il XV secolo. La costruzione iniziò intorno al 1338 quando venne elevata la chiesa di Santa Maria delle Grazie a Collegiata, in seguito alla concessione del vescovo di Treviso. Nel 1449 il duomo subì un importante ampliamento, grazie al contributo del vescovo Francesco Malipiero, il quale garantì un notevole finanziamento per la realizzazione della nuova facciata e il rifacimento del presbiterio.
Negli anni successivi alla realizzazione della nuova facciata, il Duomo subì diversi lavori di restauro e ricostruzione. Nel 1703 un violento terremoto danneggiò gravemente il campanile e le volte del presbiterio, originando la necessità di un importante intervento di restauro che si protrasse per circa vent'anni.
Durante il periodo napoleonico, il Duomo di Asolo fu venduto al Fondo per l'incremento delle Rendite dello Stato e cadde in stato di abbandono, fino al 1865 quando le autorità locali riscattarono l'edificio sacro. In seguito, grazie all'impegno della popolazione, la chiesa venne sottoposta a una serie di restauri e lavori di ripristino, che restituiranno al Duomo il suo splendore originario.
La chiesa presenta uno stile architettonico gotico con elementi rinascimentali. La facciata è arricchita da lunette, archi a sesto acuto e una finestra trifora. Il campanile quadrangolare, che fu costruito nel XIII secolo è alto 69 metri (uno dei più alti del veneto).
L'interno è suddiviso in tre navate, con un grande abside semicircolare, un presbiterio sopraelevato rispetto alla navata centrale e l'altare maggiore in marmo policromo arricchito da un prezioso ciborio in pietra.
Nella navata sinistra è situata la cappella del Santissimo Sacramento abbellita da degli affreschi del XVI secolo, mentre nella navata di destra c'è la Cappella del Rosario a pianta ottagonale che contiene un altare in marmo bianco e nero.
All'interno della Cattedrale sono presenti numerose opere d'arte di valore, come il dipinto della Madonna col Bambino di Jacopo da Valenza e La pala di Asolo di Lorenzo Lotto.
Adiacenti al Duomo ci sono l'oratorio che ospita un pregevole crocifisso e il museo che espone opere d'arte provenienti dalle diverse chiese del territorio.
La Pala di Asolo è un dipinto a olio su tela realizzato da Lorenzo Lotto tra il 1506 e il 1508. La pala rappresenta la Madonna in età anziana circondata da 4 angioletti tra Sant'Antonio Abate e San Lodovico presi dalla visione estatica, fa assumere però al soggetto una connotazione più da "apparizione" che da assunzione, essendo anche assenti gli apostoli, previsti nell'episodio evangelico. Il dipinto misura circa 175x162 cm ed è considerato uno dei capolavori del Rinascimento veneziano.
Lorenzo Lotto ha utilizzato tecniche innovative per creare questa pala, come l'uso di colori vivaci e l'attenzione per i dettagli. La composizione è inusuale, con i santi che si presentano di lato rispetto alla Madonna, creando un movimento orizzontale che porta lo sguardo dell'osservatore dall'alto verso il basso.

Regina di Cipro, oltre che di Gerusalemme e d'Armenia, fu costretta ad abdicare dopo quindici anni. In seguito divenne "domina" delle terre e del castello di Asolo.

Una delle più grandi attrici tra Ottocento e Novecento, innovatrice nel campo della recitazione. Si innamora di Asolo che dà pace al suo spirito e al suo corpo stremati dai continui spostamenti dovuti alle tournée.

Viaggiatrice, scrittrice e fotografa britannica affascinata dal Medio Oriente. Scelse Asolo come meta di riposo tra un viaggio e l'altro, e fu proprio lì che venne sepolta nel 1993.

Caterina Cornaro nacque nella casata veneziana Corner ed ebbe modo di trascorrere un'infanzia serena prima a Venezia, nel palazzo familiare sul Canal Grande, e in seguito a Padova.
Ebbe cinque sorelle e due fratelli: Luca e Giorgio; quest'ultimo, cavaliere dell'Ordine della Stola d'oro, sarà colui che riesce a portare la famiglia al suo periodo di massimo sviluppo economico e politico.
Nel 1468, a quattordici anni, sposò per procura il re di Cipro e di Armenia Giacomo II di Lusignano in seguito alla proposta dello zio di Caterina che era confinato a Cipro. Il matrimonio risultava vantaggioso per entrambe le parti: la repubblica di Venezia voleva estendere la sua influenza su Cipro per gli scambi commerciali e affari economici; il sovrano aveva bisogno di un alleato potente.
Durante il matrimonio Giacomo fu rappresentato dal suo ambasciatore Filippo Mistahel. Passarono alcuni anni prima che Caterina potesse raggiungere il suo consorte. Quest'ultimo, infatti, in un primo periodo trascurò l'impegno per avvicinarsi al Regno di Napoli, nemico di Venezia, e a considerare un nuovo matrimonio. Tuttavia le insistenze dei veneziani e l'avanzata ottomana lo spinsero a rispettare i patti e nel 1469 concluse un'alleanza con cui Cipro veniva presa sotto protezione della repubblica. Nell'estate del 1472 Giacomo inviò un'ambasciata in laguna per portare Caterina sull'isola, che giunse il 26 settembre a Cipro. Arrivata sull'isola, Caterina si unì in matrimonio al sovrano nella cattedrale di San Nicola a Famagosta. Poco dopo, a Nicosia, venne incoronata.
Pochi mesi dopo Giacomo morì improvvisamente, lasciando la moglie incinta. Fu sepolto nella Cattedrale di Famagosta. La regina fu esclusa dal governo e una commissione composta da membri filo-napoletani assunse l'amministrazione del regno. Il 28 agosto la regina Caterina diede alla luce un erede al trono e lo chiamò Giacomo III.
Il 24 agosto Venezia ordinò di portare una flotta a Cipro e di occupare le posizioni più strategiche, oltre a prendere altri provvedimenti. Questo però non scoraggiò gli oppositori che nella notte tra il 13 e il 14 novembre invasero il palazzo reale e uccisero gli uomini più fidati di Caterina. Convinsero poi la Serenissima ad abbandonare le armi.
Nel frattempo la regina fu costretta a consegnare la fortezza e a lasciare il figlio alla suocera Marietta di Patrasso. Dovette inoltre rinunciare al sigillo reale e ai gioielli della corona. Anche in seguito alla morte del figlio Giacomo avvenuta nel 1474 a causa di febbre la regina Caterina continuò a regnare su Cipro, protetta dalla Serenissima.
Nell'ottobre del 1488 fu scoperto un altro complotto della nobiltà catalana. I Veneziani repressero nuovamente la ribellione e decisero di richiamare Caterina, costringendola ad abdicare. Il 18 marzo la regina, vestita di nero, avrebbe lasciato l'isola per sempre.
Dopo la consegna ufficiale della corona alla Serenissima, fu nominata Domina Aceli, ovvero signora di Asolo. Nel territorio di Asolo, Caterina aveva gli stessi poteri del doge. L'unica limitazione era che non doveva gravare o danneggiare i suoi sudditi e non doveva ricevere nessuno che non fosse gradito al doge.
Caterina invitò a corte artisti e letterati come Giorgione e Lorenzo Lotto, pittori veneziani, e Pietro Bembo. Nel 1509 la regina si rifugiò a Venezia in seguito all'avanzata delle truppe di Massimiliano I d'Asburgo e, dopo essere tornata ad Asolo, fu costretta a lasciare ancora una volta il suo castello.
Il 10 luglio 1510 morì a Venezia e fu sepolta nella chiesa dei Santi Apostoli. Nel 1584 il suo corpo fu trasferito nella chiesa di San Salvador dove tutt'oggi risiede.
Eleonora Duse, soprannominata la Divina prima da Gabriele D’Annunzio successivamente anche dal pubblico. Nasce nel 1858 a Vigevano da una famiglia di attori clodiensi. Figlia d'arte, inizia giovanissima a recitare.
Nel 1878 a Napoli diventa famosa interpretando la Thérèse Raquin di Zola.
Dopo un tour in Sudamerica nel 1885 crea la propria compagnia che porta in tournée in tutta Europa e negli Stati Uniti.
Dal 1894 inizia la relazione con Gabriele D'Annunzio, che sostiene culturalmente e finanziariamente; tutto finisce nel 1900 con la pubblicazione del romanzo Il fuoco un romanzo che narra la relazione fra un giovane poeta e La Foscarina, un'attrice già avanti con gli anni. Gli evidenti riferimenti autobiografici garantiscono il successo immediato ma anche le polemiche che segnano la fine della loro relazione, sulla quale la Duse almeno pubblicamente non si esprimerà mai.
Dopo la morte nel 1924 a Pittsburgh, le spoglie della Divina vengono trasferite in Italia a bordo di una nave, che attracca nel porto di Napoli. Le autorità italiane organizzano un treno speciale per portare la salma da Napoli ad Asolo attraverso diverse regioni d’Italia, dove viene accolta ovunque da folle immense acclamanti il suo nome. Il 12 maggio 1924, viene sepolta ad Asolo nel cimitero di Sant’Anna.
Riposa, come da lei lasciato scritto, sotto una semplice pietra bianca rivolta verso il Grappa.
Amo Asolo perché è bello e tranquillo, perché non è lontano dalla Venezia che adoro...allorché al mattino apro le imposte della mia camera, nel vano della finestra si inquadra il Monte Grappa. Allora metto due vasi di fiori sul davanzale. Questa sarà l’asilo della mia ultima vecchiaia, e qui desidero di essere seppellita. Ricordatelo, e se mai, ditelo
La casa detta La Mura: Eleonora Duse giunge per la prima volta ad Asolo alla fine del 1892, ospite dell’americana Katherine de Key Bronson, che aveva conosciuto a Venezia. L’attrice soggiorna nella casa asolana dell’amica, detta “La Mura”, nei pressi della porta Loreggia e delle antiche mura medievali che cingono la città. Nel 1920, dopo essersi ritirata dalle scene, fa ritorno ad Asolo e chiede alla figlia dell’ormai defunta amica di poter affittare la stessa casa nella quale era stata ospite anni prima.
La Casa dell’Arco: La Duse successivamente decide di prendere una casa e le viene consigliata la “Casa dell’arco” perché parte dell’edificio ingloba l’antica porta medievale di S.Caterina e la posizione consente di godere della vista della pianura e del monte Grappa.
Eleonora Duse e la recitazione
Eleonora Duse caratterizzò il teatro moderno perché ruppe totalmente gli schemi del teatro ottocentesco.
Prima di lei gli attori enfatizzavano il tono delle battute, risultando molto innaturali. Inoltre erano di moda pesanti trucchi scenici e parrucche che facevano del viso dell'attore una maschera, esagerando le espressioni e dando all'interprete un aspetto molto falso.
Il metodo recitativo di Eleonora si basava molto sull'istinto: per la Duse recitare era infatti un avvenimento naturale e spesso improvvisava, a volte camminava lungo il palcoscenico e gesticolava. Altre volte, nelle scene dove doveva esprimere forte dolore, si aggrappava alle tende del sipario e piangeva disperatamente. Grazie a questi suoi atteggiamenti molto incisivi l'attrice recitò in molti Paesi ma sempre in lingua italiana: anche quando il pubblico non comprendeva le sue parole, intendeva ciò che Eleonora sapeva esprimere.
A testimonianza di questo, ecco cosa scrisse di lei alla sorella il drammaturgo russo Anton Čechov:
Ho proprio ora visto l'attrice italiana Duse in Cleopatra di Shakespeare. Non conosco l'italiano, ma ella ha recitato così bene che mi sembrava di comprendere ogni parola; che attrice meravigliosa!
Aristotele dedica i capitoli 1 e 12 del libro III della Retorica alla recitazione. Dai pensieri esposti in questo testo, sembra essere definita come l’arte della declamazione: l’arte cioè di usare la voce in modo persuasivo per il pubblico, attraverso l’adozione del giusto volume, della corretta intonazione e del buon ritmo. In sé, la definizione non qualifica la recitazione in senso spregiativo però le cose cambiano nel momento in cui Aristotele guarda a come essa venga usata dagli oratori. Il filosofo rileva che costoro riescono a usare la recitazione per vincere qualunque dibattito, ma non perché si facciano portavoce di una profonda verità, o presentino un’esposizione adeguata e dimostrativa dei fatti.
Secondo Aristotele gli oratori per persuadere il pubblico dovevano solo impostare la voce in modo alto, armonizzare il discorso con tono grave, disporre le parole secondo un ritmo accelerato, al fine di spingere la folla degli omuncoli perversi a linciare un uomo magari innocente.
Per tirare le somme, potremmo dire quanto segue. Secondo Aristotele, la recitazione è definibile, dal punto di vista del genere, come l’arte del mentire attraverso la voce. Nelle sue specie, tuttavia, essa si distingue per lo scopo a cui mira la menzogna. La recitazione dell’oratore mente a fini di guadagno, mentre quella dell’attore a fini di piacere. In altri termini, l’attore pratica la menzogna come l’oratore, ma con intenzioni meno astute e più ingenue.